Se pensi che il webinar sia la modalità che preferisco, sei fuori strada.

Non sono certo un nativo digitale e neppure un fanatico della tecnologia, ma uso tutti gli strumenti possibili per vivere le relazioni a cui tengo e per realizzare una formazione efficace, secondo i miei standard.

Lo faccio sin dai tempi dei gettoni telefonici e delle sale dei palazzi rinascimentali: giurassico? No, seconda metà del secolo scorso!

Pur non avendola vissuta direttamente, rimpiango l’Agorà, la piazza ateniese e la formazione tipica dei greci antichi, in cui lo scambio di conoscenze e di abilità avveniva alla luce del sole.

I giovani e persone attempate univano i loro saperi con curiosità e desiderio di crescere in piazza o nei luoghi deputati.

Non è un caso che lo sviluppo del pensiero e di molte dottrine è avvenuto in quell’epoca: lo stimolo rappresentato dai percorsi gestiti da veri maestri è sempre la leva migliore per crescere.

Oggi, dopo oltre 2.500 anni, molte ricerche confermano l’importanza del contatto fisico e del gioco tra le diverse generazioni. Tutti gli studi, anche più recenti, certificano che il contatto fisico serve a mantenere le relazioni sane.

Come avviene questo contatto? Semplicemente vivendo alcune ore in compagnia, raccontandosi storie, giocando, ascoltandosi con rispetto, acquisendo conoscenze e abilità, condividendo esperienze, ecc.

È proprio l’atmosfera che cerco di creare in aula durante i corsi dal vivo con la “complicità” dei partecipanti. Avrei dovuto scrivere “cercavo”? Spero proprio di no!

Allora perché scegliamo la formazione a distanza?

I motivi sono diversi e i principali si riferiscono ad aspetti di sostenibilità relazionale ed economica. È indubbio che l’attuale tecnologia consente di sviluppare incontri virtuali coprendo distanze enormi.

Per alcuni ambiti formativi, come quello in cui opero, certamente è un grandissimo vantaggio. Per esempio, il solo aspetto logistico della formazione viene quasi azzerato. Basti pensare a:

  • trasferimenti
  • grandi aule e allestimenti costosi
  • pernottamenti fuori sede
  • pause per il pranzo e il caffè
  • materiali multimediali
  • e così via.

Per altri aspetti, altrettanto validi, in ambiente remoto le persone coinvolte (docenti e allievi) non riescono a esprimere del tutto il loro potenziale. Il motivo principale segnalato in tutti i feedback è la mancanza di contatto umano e di condivisione reale delle emozioni vissute.

La formazione a distanza limita fortemente l’espressività dei partecipanti e riduce sensibilmente l’impatto del linguaggio del corpo, così importante nella comunicazione (circa l’80%).

Complice la pandemia, il processo di “segregazione digitale” provoca un logoramento costante, che porta inevitabilmente alla perdita della gioia di partecipare persino a un evento formativo.

Ed è dimostrato che le conoscenze acquisite durante la formazione a distanza si perdono con una rapidità impressionante.

A questo punto però possiamo scegliere se continuare nel nostro isolamento individuale perdendo qualsiasi opportunità di apprendimento oppure crescere attraverso il contatto e la condivisione dei saperi in modalità diverse.

Quindi non ci resta che trovare le occasioni di incontro e i luoghi che facilitano il nostro desiderio di apprendere divertendoci.

È indiscutibile che il web non potrà mai sostituire il piacere di formarsi in presenza. Inutile parlarne: è semplicemente inconfrontabile!

Possiamo però strutturare i nostri incontri formativi in modo che vengano mantenute le due condizioni essenziali della formazione: l’apprendimento e il divertimento.

Cosa fare concretamente?

Sfruttando al massimo le opportunità offerte dall’attuale tecnologia, è bene prevedere sessioni formative brevi (60 minuti al massimo) e ricorrenti, magari aumentando la frequenza degli incontri.

Creare momenti di condivisione parziale o collegiale, in modo che i partecipanti possano esprimere il loro punto di vista e sentirsi coinvolti attivamente nello svolgimento della sessione.

Attivare delle verifiche individuali che siano esemplari per tutti i partecipanti in modo da trarre spunti e pungoli per l’apprendimento.

E il divertimento?

Se per divertimento intendiamo “provare piacere in qualche cosa”, allora il compito del docente/formatore è quello di creare situazioni in cui il coinvolgimento emotivo trovi sfogo in una qualche forma di cazzeggio, risata o scantonamento dal tema principale.

Lasciare agli allievi la gestione di questo spazio non vuol dire sconfinare nella banalità, tutt’altro. Vuol dire comprendere che per gli esseri umani è difficile vivere di fronte a uno schermo quando il contatto diventa determinante.

Le divagazioni di cui sopra possono diventare letali per chi si prende troppo sul serio anche in condizione di “segregazione digitale”. Ma essere seriosi, rigidi e intransigenti semplicemente non funziona.

L’apprendimento si attiva quando si vive una forte curiosità di scoprire “cosa c’è di nuovo” e quando lo si pratica divertendosi, magari ridendo a crepapelle.

La missione dei formatori è scegliere una modalità di insegnamento in cui i partecipati apprendono divertendosi, in qualunque situazione.

Nulla da dimostrare e tutto da verificare, sia dal vivo che in webinar. D’altronde, l’efficacia dell’apprendimento sta nei risultati che ottengono i partecipanti (allievi e docenti).

Degli obiettivi formativi tratterò in un prossimo articolo.

Se vuoi scoprirli prima, inizia visitando questa pagina. 

 

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