Qual è la differenza tra l’informazione e l’apprendimento?

Consiste nel mettere in pratica le conoscenze acquisite.

Se da un lato “sapere di non sapere” è fondamentale per il processo di crescita, dall’altro l’acquisizione delle conoscenze non porta automaticamente al cambiamento desiderato.

Ci vuole la pratica!

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Questo concetto è espresso chiaramente da T. Harv Eker nel suo libro I segreti della mente milionaria. Eker afferma: “Quello che sento lo dimentico, quello che vedo lo ricordo, quello che faccio lo comprendo.”

Da anni questa frase è un principio ispiratore della formazione che realizzo in aula o in webinar.

Per apprendere bisogna innanzitutto comprendere, e ognuno di noi usa i canali e gli strumenti più idonei.
Chi desidera una trasformazione vuole ottenere risultati concreti, prove tangibili degli sforzi fatti durante il percorso di apprendimento.

In effetti, la delusione è forte quando tutto resta come prima del processo formativo. Allora si possono analizzare le cause, chiedersi come migliorare, utilizzare nuovi strumenti, correggere il metodo e il linguaggio, modificare le aspettative, ecc.

Prima ancora, si possono verificare i progressi concreti ottenuti mettendo in pratica quanto appreso.

Senza questa verifica reale, si rischia di restare intrappolati nelle proprie percezioni, abitudini, bias ed euristiche, come spiego meglio nel mio ebook Coraggio, vieni fuori.

Quelle sopra citate sono alcune delle motivazioni che mi spingono a verificare l’apprendimento insieme ai partecipanti di tutti i percorsi che realizzo.

Lo scopo ultimo è far sì che il committente possa mettere in pratica autonomamente le conoscenze ricevute, o buona parte di esse.

Per raggiungere questo obiettivo, utilizzo lo strumento delle schede di verifica. Si tratta di semplici schemi, che i miei clienti chiamano “questionari” o addirittura “compiti” di scolastica memoria.

Diversi adulti rifiutano o cercano di eludere questo aspetto della formazione: è un dato statistico, ne sono consapevole. Sinceramente mi dispiace, ma non posso rendere la formazione una banale perdita di tempo. Gli adulti scelgono i percorsi formativi a cui partecipare: non sono più all’asilo o alla scuola dell’obbligo!

Spesso si tratta delle persone che oppongono più resistenze al cambiamento e pensano che per apprendere basti sfogliare un testo, vedere un film o scrollare uno schermo. Ne tengo conto e comprendo che per gli adulti mettersi in gioco vuol dire modificare le proprie convinzioni e trasformare le abitudini.

Il cambiamento nasce dalla capacità di immaginare lo Stato Desiderato, di ideare una nuova prospettiva e di costruire un percorso di trasformazione.

Questo processo può avvenire in qualsiasi contesto: in aula, in webinar e persino leggendo un articolo o un testo.

A ogni passaggio, serve una verifica sostanziale per esaminare il livello di apprendimento raggiunto. Questa è l’accortezza di chi forma e di chi vuole trasformarsi. È una responsabilità comune che va affrontata insieme, senza patemi, senza giudizi e senza dare per scontata l’assimilazione delle tematiche affrontate.

Dico sempre: “Non sono io che metto i voti o esprimo giudizi. Per quelli esiste il mercato, il pubblico, anche un solo interlocutore che sceglierà se rivolgersi a te oppure altrove”.

Meglio prepararsi in maniera adeguata, non trovi?

Riassumendo, ecco perché apprezzare lo strumento della verifica:

  • È parte integrante dell’apprendimento ed è la fase imprescindibile che dimostra il progresso dell’allievo o del committente.
  • È il momento più alto di condivisione e di confronto fra i partecipanti. Ognuno comprende di aver appreso l’argomento specifico e di saperlo mettere in pratica.
  • La fase dello scambio nei giochi di ruolo arricchisce tutti, in un processo di gioiosa complicità. Assumere più ruoli aiuta a “leggere” la realtà da diversi punti di vista.
  • È la parte più briosa dell’intera sessione formativa, quella che alimenta l’attenzione e la creatività dei partecipanti e dei committenti. In sostanza, li obbliga a cercare delle alternative al loro modus operandi.

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