Come gestisci la tua squadra?

Sapevi che la scelta e la gestione dei collaboratori è il secondo obiettivo di ogni leader? Come dici? … Che sciocchezza! Il primo è creare altri leader.

Da dove nasce la passione per la leadership e per il team building?

Te lo sei mai chiesto? Non so la tua, ma la mia passione risale a oltre 50 anni fa, quando – bambino ignaro della terminologia tecnica – iniziai a cantare in un coro parrocchiale. Scoprii che cantare in compagnia, far parte di un coro mi piaceva da morire e che non vedevo l’ora di sintonizzare la mia voce, la mia prestazione con quella degli altri.

Coro Pueri Cantores – Macerata – Carmen 1968

Da bambini è molto semplice farsi contagiare dall’entusiasmo. Poi però quella semplice passione di condividere con gli altri il proprio talento, di coltivarlo e soprattutto il desiderio di metterlo al servizio di qualcuno sono cresciuti fino diventare una vera e propria ragione di vita.

 

 

In quel caso, come in molti altri, fu il mentore, il coach, il direttore del coro a fare la differenza: enorme e inevitabilmente unica, se vuoi irripetibile. Crescendo ho vissuto tantissime altre esperienze che mi hanno aiutato a comprendere la forza del gruppo, in ogni campo: sportivo, familiare, scolastico, personale, professionale e aziendale. Ecco perché ancora oggi sono qui a esaltare la leadership e il team building.

Mi perdonerai la premessa molto intima. Mi piacerebbe che anche tu ti riconosca in questa storia passata e condivida l’esperienza recente che sto per raccontarti.

La mia passione è stata alimentata da studi, convegni, letture, conferenze, video e dagli “incontri” con mostri sacri come David Clutterbuck, Kenneth Blanchard, Daniel Goleman, Julio Velasco e con altri più “nostrani”, come Gian Paolo Montali, Marcello Lippi, Claudio Abbado – chissà quanti ne dimentico…

HAKA All Blacks

Un bel po’ di anni fa, grazie al film di Clint Eastwood Invictus – L’invincibile (dedicato a un periodo della vita di Nelson Mandela e alla vittoria della nazionale sudafricana di rugby nella coppa del mondo del 1995), ho iniziato a studiare il fenomeno degli All Blacks, la squadra nazionale di rugby della Nuova Zelanda.

Cos’ha di speciale questa squadra? Tutti gli studi finora svolti da diverse università del mondo (visto che stiamo parlando di un fenomeno planetario) dimostrano che non esiste un’altro team in nessuna disciplina sportiva che abbia vinto il 75% degli incontri nei suoi 100 anni di storia. Eccellenza pura!

 

 

Il tema del successo degli All Blacks l’ho già trattato diffusamente nel mio libro i dieci comandamenti per l’impresa alimentare dove, parlando dei collaboratori, indicavo alcune delle skills fondamentali per scegliere i migliori e costruire squadre (non accozzaglie né gruppi).

Il libro di James Kerr… da non perdere

Recentemente ho letto, ma direi senza dubbio studiato, il libro di James Kerr Niente teste di cazzo, traduzione bizzarra dell’originale inglese Legacy – 15 Lessons in Leadership. Nella quarta di copertina trovi scritto: “Il manuale di coaching best seller internazionale che insegna a vincere. Nel lavoro e nella vita.”

L’autore, famoso coach internazionale, indica quali sono i 15 principi guida della leadership che possono essere applicati in tutte le organizzazioni professionali e aziendali, partendo dall’esperienza vissuta direttamente con gli All Blacks. Un libro ricco di vissuto, interviste, citazioni di allenatori, giocatori, giornalisti, scienziati, professori universitari, mental coach ecc. che hanno avuto il privilegio di collaborare negli anni con la “squadra mito”. 

 

 

Ho scoperto persino il segreto della HAKA, la danza maori che precede tutti gli incontri degli All Blacks: un rituale propiziatorio che è parte integrante dell’identità di chi veste quella maglia.

“Persone migliori fanno All Blacks migliori”. Quindi “Niente teste di cazzo”, ed è anche il mio consiglio domenicale.