Per presentare il secondo principio ispiratore della formazione uso un parallelo: così come l’acqua è la fonte della vita, così la conoscenza è la fonte della crescita.

È un fatto naturale e proprio per questo inevitabile: senza conoscenza non esiste crescita. Così come senz’acqua non esiste la vita (almeno quella terrena, conosciuta fin qui…).

La conoscenza fine a se stessa è semplicemente un patrimonio a disposizione di chi vuole crescere e approfondire argomenti, concetti, fenomeni, metodologie in qualsiasi campo. Proprio come l’acqua è presente e vitale in tantissime forme e in svariati organismi senzienti.

Le domanda che mi sono sempre posto sono:

A cosa serve la conoscenza senza una reale possibilità di applicarla, di metterla in pratica?

Come posso aiutare le persone a rendere fruibile un argomento?

Certamente la conoscenza è un elemento che accresce la cultura personale o di un gruppo o di un popolo, ma se non viene tradotta in azioni resta semplicemente una “presenza nell’intelletto di una nozione, un sapere già acquisito”.

Quindi soltanto per possedere la conoscenza è necessario uno sforzo intellettuale che mira ad allargare il già conosciuto: se pensi a quando e come hai imparato a scrivere comprendi che prima hai percepito delle nozioni teoriche (alfabeto) e poi hai messo in pratica l’atto della scrittura, non senza difficoltà…

Oggi abbiamo a disposizione tantissimi canali per raggiungere tutte le conoscenze che desideriamo: internet è il più grande contenitore mai concepito (finora) di conoscenze. La vera questione è quante volte riusciamo a mettere in pratica le conoscenze che sono presenti nei contenitori.

Ma la premessa essenziale è che ci siano le persone che hanno la voglia di apprendere le conoscenze di cui hanno bisogno per… l’alternativa è il dilagare dell’ignoranza e il regresso.

Ecco perché ho sempre presente il secondo principio ispiratore che recita

Questo antico proverbio arabo mi sembra calzante per coloro (la maggioranza) che ritengono di conoscere tutto ciò di cui hanno bisogno per raggiungere i propri traguardi.

È risaputo che i cammelli non bevono tantissimo: sono capaci di resistere molti giorni senza bere. Eppure anche loro muoiono quando l’acqua viene a mancare per un periodo molto lungo. Ecco quindi che il loro custode sa perfettamente quando accompagnarli alla fonte per ristabilire le scorte vitali per la loro esistenza.

Nonostante la conoscenza intellettiva e le buone intenzioni del custode, la voglia di bere varia per ogni singolo cammello. Di conseguenza non è il custode che può costringere un cammello a bere: la sete, il desiderio deve essere dell’animale e precisamente del suo istinto di sopravvivenza.

Mi rendo conto che il parallelo che ho usato è decisamente forte. Eppure sono convinto che sia la metafora più efficace per dire: la conoscenza esiste ed è già metodo. Sta alla singola persona mettersi in gioco e decidere di fare la scorta degli elementi che servono per migliorare la sua condizione. Sempre!

A me resta il fatto di rendere l’acqua disponibile, fruibile e indicare la strada migliore da percorrere, insieme.

Sei d’accordo?

Il terzo principio ispiratore te lo presenterò in una prossima comunicazione.

Resta sintonizzato

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