Se non ci credi è difficile che tu possa comprendere la storia che sto per raccontarti. Mi riferisco a una situazione non cercata, non voluta, ma che nel momento in cui la vivi ti fa vibrare… come una molecola a contatto con una fonte di calore!

Capisco la diffidenza rispetto a narrazioni di questo tipo: se mi conosci però sai che difficilmente espongo le mie emozioni in una platea vasta e variegata come quella virtuale. Questa volta ho deciso di farlo per due validi ragioni: la prima riguarda il motivo per cui sono stato attratto dall’evento a cui ho partecipato. La seconda è l’incontro con una persona speciale e rara che rende più grande il valore della riconoscenza.

In sintesi, qualche giorno fa sono stato invitato a presentare un evento aziendale presso la Swedlinhaus di Grottazzolina nelle Marche. Per prima cosa ho voluto visitare l’azienda e conoscere il proprietario per capire quale fosse il progetto dell’evento e comprendere se potessi dare il mio contributo.

Al primo appuntamento Davide, il titolare, mi riferisce che il vero scopo dell’evento è raccogliere fondi per un importante progetto che sta portando avanti l’IEO Monzino di Milano, l’istituto Europeo di Oncologia fondato dal Prof. Umberto Veronesi.

Sottotraccia c’è un chiaro coinvolgimento “personale” e familiare nella scelta della raccolta fondi, ma la mia sensibilità verso le persone in difficoltà mi porta ad accogliere favorevolmente questo loro obiettivo, a prescindere di ogni altra considerazione. A Davide infatti non interessa principalmente promuovere i prodotti e i marchi aziendali in quell’evento: vorrebbe una sorta di meeting familiare, legato al territorio dove l’azienda risiede, che segnali la vicinanza della Swedlinghaus ai temi della beneficienza. D’altronde non è la prima volta che fanno un meeting “porte aperte” e ne sono molto orgogliosi.

A questo punto sento che arriva il primo segnale della legge dell’attrazione: diamo molto per lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio e vorremmo condividerlo con tutti coloro che hanno la nostra visione, residenti e non, partner aziendali e privati cittadini. Insomma, una comunità allargata che approfitta di una serata conviviale per esprimere anche solidarietà concreta.

Entrambi sappiamo bene che non è così facile, che la partecipazione delle persone va stimolata, che bisogna investire un discreto budget per realizzare la serata, ecc. Eppure, Davide mi sembra molto felice al pensiero che la festa della sua azienda diventi un evento memorabile: lo SWEDLINGHHAUS TASTING EXPERIENCE, per l’esattezza.

Già perché una parte importante dell’evento è dedicata all’esperienze sensoriale e gustative che si vogliono far vivere ai partecipanti attraverso le degustazioni guidate dal mio amico Paolo Paciaroni, cuoco professionista. Questa parte più professionale risuona perfettamente con la mia storia di cantastorie professionista e mi sento profondamente nel mio ruolo, anche se la notizia dell’evento “benefico” mi scuote e sollecita la mia curiosità.

Poco dopo questo primo incontro ne seguono altri per definire il programma e la scaletta degli interventi, per dare a ciascuno la giusta parte di spazio e di attenzione. Non per giustificarmi, ma spero comprenderai che mettere insieme l’eterogeneità delle presentazioni e del pubblico a cui si rivolgono è abbastanza complesso: è palese che si rischia di interessare alcuni e di trascurare altri partecipanti.

Pertanto, scelgo di introdurre un ritmo calzante e veloce nelle presentazioni senza scadere nella superficialità. Non dipende tutto da me, sono convinto, ma voglio riuscire a rendere la serata piacevole per tutti. D’altronde l’evento ha una durata stimata di tre ore con una breve pausa tra le presentazioni e il tasting experience.

Predispongo la scaletta, la condivido con Davide e il suo staff e poi succede di tutto, come sempre: imprevisti, cambio di programmi, inserimenti repentini per lasciare spazio ad altri partner, ecc. In fondo è come suonare in un’orchestra di jazz: si inizia con un copione e poi si da spazio all’improvvisazione. Sempre che gli interpreti siano in grado di reggere il livello dell’interesse che si intende creare!!! Ma questo non posso mai saperlo prima di andare in scena, sul palco e in diretta.

Prima della serata, però, arriva un segnale della legge dell’attrazione!

Anche questo in maniera fortuita e non voluta. Quattro giorni prima dell’evento ricevo una chiamata al cellulare dalla Svizzera (sarà un call center che vuole vendermi qualcosa, penso). Sto per rifiutare la chiamata quando inconsapevolmente premo il tasto verde e sento una voce di donna che mi dice di essere una tale Giulia Ruggeri che mi chiama da Lugano e che vuole avere notizie circa il suo intervento da tenere durante l’evento. (Le hanno dato il mio numero di cellulare a mia insaputa e alla faccia della privacy).

È la “tizia” che viene per conto dell’IEO a presentare il suo progetto IM.PERFECT. Ammetto la mia ignoranza in materia e mi concentro sul tono della voce e sulla parte di contenuti che può aiutarmi meglio a collocarla all’interno dell’evento. Giulia è una mitraglia di parole, la voce è tosta, fiera, scintillante e mi presenta brevemente ciò che vorrebbe presentare. Ascolto con attenzione e dentro di me si fa largo una definizione: questa tizia è Cazzuta!

Non faccio in tempo a completare il mio pensiero che lei rivolge a se stessa proprio lo stesso epiteto: d’altronde non bisogna essere Einstein per definire una donna, moglie, madre di tre figli piccoli, con un cane, di Lugano, che è disposta ad attraversare mezz’Italia per venire a Grottazzolina nelle Marche a promuovere il suo progetto. Potrei dire determinata, volitiva, forte, energica, ecc., ma Cazzuta mi sembra il termine più appropriato!

Ah, dimenticavo: questa donna ha subíto una ricostruzione delle mammelle appena un anno e mezzo fa e sprizza energia da tutti i pori! Mi vengono in mente almeno altre 10 persone (donne e uomini) che al suo posto si sarebbero piante addosso per il resto dei loro giorni. Eppure, Giulia è lì al telefono che mi trascina nel suo percorso con entusiasmo e mi chiede aiuto su cosa e come fare per l’evento a cui tiene molto.

Cerco di dominare la curiosità e l’emozione che scaturiscono da quel rapido colloquio casuale e tento di imprimere un tono professionale alla conversazione per cercare di aiutarla e di rendere migliore l’accozzaglia di idee che mi ha elencato. Offro alcuni suggerimenti, ma mi rendo conto che il tempo è poco e che i materiali di cui dispone non sono così tanti per realizzare una presentazione efficace per un pubblico così eterogeneo come quello previsto per l’evento della Swedlinghaus.

Ma Giulia è Cazzuta, non demorde, e tra le altre cose, la sera stessa delle nostra telefonata mi fa chiamare dal suo fotografo che mi dice di dover preparare una presentazione con le slide, così come le ha chiesto Giulia (seguendo il mio suggerimento).

Il resto del racconto sarebbe molto lungo e rappresenta la creazione e gestione dell’intero evento, che è mirabilmente sintetizzato in questo breve video.

Di pari passo racconta di una relazione profonda fatta di sensazioni ed emozioni che scaturiscono dall’approfondimento dei temi e quindi dalla consapevolezza della forza che sprigiona da progetti simili. Se vuoi approfondire la conoscenza del progetto IM.PERFECT puoi farlo qui.

Ciò che resta di questa esperienza è l’intreccio di diverse personalità e sensibilità per temi reali e profondi, al punto da lasciare in secondo piano tutti gli aspetti professionali ed aziendali. Le emozioni che scaturiscono da questi incontri riescono a dare quell’energia che puoi condividere solo con alcune persone. Meglio ancora se riesci a trasformarla in progetti concreti e fattibili.

Poi, come sempre, da cosa nasce cosa e le persone che hanno cuore il proprio destino e quello degli altri beneficiano sempre di quanto sono in grado di dare: la legge dell’attrazione, appunto. E la riconoscenza per queste persone va ben al di là degli abbracci, auguri, like, e segnali di vario tipo. Il calore che sprigiona il ringraziamento non ha pari: per questo ringrazio di cuore Davide Longo, Giacomo Trapé, Giulia “Cazzuta” Ruggeri e Paolo Paciaroni.

Si può esprimere tutto questo in 15”, con un reel, un post, una foto, 140 caratteri, ecc. Può darsi, io non lo so fare e non credo di poterlo esprimere con altrettanta chiarezza.

So benissimo, invece, che queste persone esistono, per fortuna mia e dell’umanità.

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