Per il terzo principio ispiratore della formazione ricorro a una frase del più grande scienziato del secolo scorso: Albert Einstein. Cosa mi lega a lui? Niente, praticamente nulla, se non quell’aspetto di caparbietà e di determinazione nel raggiungere i risultati desiderati.

Eppure la differenza sostanziale tra chi viene definito un genio e chi ricerca continuamente l’eccellenza non sta nei risultati ottenuti quanto nella costanza e nell’impegno profusi per realizzarli.

Tornando al nostro genio, una volta raggiunta la fama di grande scienziato riconosciutagli quando era ancora in vita, Einstein ha continuato a sviluppare i suoi talenti in tantissimi altri studi e, come era già successo per arrivare al traguardo della formula della relatività, ha continuato a sbagliare e sperimentare.

Era perfettamente consapevole che l’unica via maestra da seguire fosse quella di apprendere dai propri errori cercando di … non replicarli all’infinito.

Questo è proprio quanto accade nelle situazioni in cui si continuano a commettere gli stessi sbagli senza comprendere che la ripetizione delle stesse azioni porta inevitabilmente agli stessi risultati.

Infatti

Allora che fare?

Cambiare un poco alla volta cercando di comprendere quale sono le azioni che si possono compiere in maniera diversa. Poi, una volta testata la diversa esecuzione, renderla sistematica e inserirla nel proprio contesto.

Solo in questo modo si ottengono risultati diversi da quelli ottenuti fino a quel momento.

Detta così è molto semplice (in effetti lo è…). Quindi, dove sta il problema?

Per prima cosa sappiamo che il nostro cervello che è pigro e riluttante ai cambiamenti. I neuroscienziati ce lo confermano da svariati anni ed p dimostrato da innumerevoli studi e ricerche svolte in tutti i continenti.

In secondo luogo è la paura di sbagliare e di perdere le certezze che abbiamo acquisito finora. Sostanzialmente di abbandonare quella soffice zona di comfort che tanto ci rassicura e altrettanto ci impedisce di trovare nuove soluzioni.

La formazione è lo strumento più potente per rompere questo stato di cose e allargare le possibilità di successo.

Perché formarsi?

Per acquisire nuovi metodi per affrontare la zona di disagio, quel terreno inesplorato, irto di insidie, ideale per chi si avventura senza alcuna certezza di successo.

Nessuna perdita: solo un investimento su se stessi per scoprire la bellezza della trasformazione e la possibilità di acquisire nuovi traguardi.

È sufficiente per mettersi in gioco? Non sempre, non per tutti. Non bisogna essere temerari o incoscienti nell’affrontare il cambiamento: basta soltanto la giusta dose di tenacia nel voler perseguire i propri obiettivi.

L’altra certezza deriva dalla necessità di sperimentare nuove vie e di commettere nuovi errori. Già perché l’errore fa parte del processo, sempre. Le persone che non commettono errori non esistono: esistono quelle che sono consapevoli dei propri limiti e corrono ai ripari, magari formandosi, e quelle che proseguono dritte… verso il baratro!

Preferisco pensare di appartenere a coloro che puntano all’eccellenza, con molta umiltà e con altrettante determinazione.

D’altronde già Aristotele, molto prima di Einstein aveva dichiarato che

Sei d’accordo?

Il quarto principio ispiratore della formazione te lo presenterò in una prossima comunicazione.

Resta sintonizzato

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